IL PARCO TRA RICORDI,
REALTA’ E CURIOSITA’ BOTANICHE

Passeggiando nel giardino adiacente la villa “Elisa” è facile osservare ancora qualche traccia della sua sistemazione precedente, risalente al periodo di fine ‘800.

La parte più interessante dal punto di vista botanico si estende a sud e a ovest della villa ed è percorsa da una serie di canali artificiali che periodicamente si riempiono dell’acqua della roggia Garzona proveniente da una serie di rogge che fanno capo al Brenta.

Ma procediamo con ordine: entrando nell’istituto attraverso il cancello principale tre sentinelle, fanno da guardia, due da una parte e una dall’altra, alte, longilinee; una delle tre ha subito gli acciacchi del tempo. Si tratta di tre cipressi, piantati in tempi relativamente recenti.

Superato il cancello, alla nostra destra ci sono due zone verdi non molto grandi; in una delle due si trova una bellissima Sophora japonica pendula. Nel passato era paragonabile ad un grande, ombroso gazebo, per entrarvi si dovevano spostare i lunghi rami pendenti e all’interno un tavolo e dei sedili permettevano un riposo a chi voleva godere di una pausa dalla calura estiva.

Imboccando la stradina a sinistra della villa, dopo aver superato un tasso con portamento arbustivo, ci troviamo contornati da tronchi con corteccia nerastra e strette fessure, ai cui piedi in primavera si possono scorgere delle pigne a forma di rosellina. Si tratta di cedri dell’Himalaya o cedri deodara e le pigne sono quel che resta dei grandi coni eretti a forma di barilotto che, maturando in due anni, si disarticolano, una parte cade mentre il rachide resta sull’albero.

Il percorso del viale dei cedri ad un certo punto, superata una grande magnolia suddivisa fin dalla base in tre fusti, si allarga in una piccola piazzola di fronte alla quale si erge la montagnola: quattro giovani abeti, due a destra e due a sinistra fanno da sipario alla statua di Don Bosco. A destra della montagnola l’area termina con il fossato di uscita dalla proprietà delle acque della roggia Garzona.

La stradina prosegue verso ovest e presenta alla sua sinistra la zona delle conifere mentre a destra, tra i cedri, le criptomerie e gli abeti che le fanno da contorno, si può individuare una radura a prato situata esattamente nel luogo in cui fino a non tanti anni fa si trovava uno dei due laghetti del giardino.

Lasciata la zona delle conifere si prosegue verso ovest seguendo l’ampio invito offerto a sinistra da due grandi arbusti (uno di alloro e uno di nocciolo) e a destra da un tiglio. Subito dietro al tiglio si può già vedere un primo canneto. Il sentiero continua più stretto, costeggiato da altre canne di bambù che creano un groviglio con i tassi e i ligustri. Dietro a queste barriere vegetali, due fossati concorrono a delimitare il sentiero fino a che siamo costretti a passare su di un ponticello per il confluire di un fossato verso l’altro. Si prosegue poi inerpicandoci leggermente su di una montagnola cosparsa in primavera di ranuncoli e pervinche per congiungerci con la zona delle piante più alte.

Qui, verso ovest, il terreno degrada lentamente e ci porta in un punto in cui ci sentiamo contornati da alti fusti con diametro anche notevole e con cortecce di diverso colore e consistenza. In particolare la nostra attenzione viene richiamata da due grossi fusti ritti e regolare: il primo è un grosso bagolaro (celtis australis), il secondo è un faggio. In autunno quest'ultimo assume un caldo colore che va dal giallo al rosso eai suoi piedi si possono trovare i frutti, le "faggiole", composte da quattro valve coriacee. E' l'unica pianta della specie presente nel giardino e merita di essere osservata per la sua grandezza e imponenza.

Un gruppo di grossi tronchi in particolare si distingue dagli altri perchè ricchi di muschio e fessurati per tutta la loro lunghezza con solchi lunghi e paralleli.

Facendo scorrere lo sguardo su questi tronchi, a partire dalle radici alla chioma, si resta col fiato sospeso nel guardare tanti piccoli cuori di un color verde tenue che ondeggiano al primo alito di vento. Si tratta di alberi di tiglio. Il tiglio era considerato in tempi lontani albero sacro tanto che veniva piantato nelle strade dei paesi per proteggere i contadini dal malocchio. Chissà se chi ha deciso di piantare qui i tigli conosceva questa tradizione, certo è che gli esemplari di questa pianta si trovano solo in questa zona, disposti in senso nord-sud, quasi allineati, a delimitare la parte a giardino dalla zona coltivata.

 

 
Istituto Salesiano "E. di Sardagna"
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